Ottobre, l’estate finalmente arrivata
Ottobre è l’estate finalmente arrivata, dopo la lunga estivazione.
La notte si ferma intorno ai quindici gradi, il giorno supera ancora i venticinque. Solo il sole, inerzialmente ostinato non accoglie il cambiamento climatico: accorcia la luce, come sempre, entrando in un nuovo inverno solare, mentre tutto il resto pare essere solo rassegnato a seguire lentamente il cambio di stagione.
I semi si sono aperti rigogliosi con la nuova luna. Un tappeto verde ricopre il terreno, già pronto per la prima raccolta delle fresche e chiaccherose insalatine
.
Il cavolo fatica a trovare i raggi del sole, nascosti fra le foglie ancora verdeggianti degli alberi. Le bietole, invece, sembrano godere proprio di questa combinazione di caldo e ombra: crescono, tranquille, come se fosse questo il loro tempo naturale.
Anche il prezzemolo, quest'anno nato dal seme, sembra finalmente voler mettere radici, ed accasarsi nel microorto.
La pacciamatura è ormai parte del giardino, quasi una sua infrastruttura biologica. Sotto quello strato di materia si muove un piccolo mondo: un impasto di autoctona argilla e nuove sostanze organiche, ricco di residui, trasformazioni, ammendanti. Il terreno si tinge di scuro, diventa morbido, profumato. La terra cambia consistenza, accoglie nuova vita, mentre cambia lentamente anche il mondo che la circonda.
Manca la pioggia.
In questa nuova estate d'ottobre l'acqua ancora non arriva. Ma arriverà, probabilmente copiosa, a rompere l'equilibrio di questi giorni: questa breve illusione di un apice gaussiano del benessere climatico, stretto, improbabile e destinato a passare.
Arriverà sicuramente il buio.
Ci saranno sole e nuvole velate a coprirlo.
Arriverà probabilmente il vento ad ululare sulle colline.
Poi mattinate e serate di umida e accecante nebbia.
Arriveranno piogge quasi monsoniche e, forse, dall'Artico, anche qualche giorno di neve.
Ci saranno bianche mattine di fredda brina?
Una nuova normalità dell'inverno oscillante.
Non stupisce più. O forse stupisce proprio perché continua a non stupire.
È il mesto spettacolo della mia vana ricerca di una funzione armonica, verso l’equilibrio di un continuo discreto, come un’idea umana di immutabilità impressa da qualche parte dentro di me: quella stessa idea occidentale di stabilità che pretende di conservare immutato ciò che ha dentro, distruggendo ciò che ha fuori credendo di non esserne parte.
Ma la natura non conserva.
Risponde.
E risponde generando numeri casuali di comportamenti imprevedibili, oggi forse più di ieri, ma in fondo come ha sempre fatto. Non c'è una funzione da trovare, una curva perfetta da seguire, una stagione capace di ripetersi uguale a se stessa.
Ogni cosa passa veloce nel nulla.
Anche questo ottobre che sembra estate.
Anche il verde gioioso delle prime tenere foglie appena germogliate.
Anche il calore della terra sotto la pacciamatura che se non rinnovata tornerà argilla.
E forse proprio lì, nella breve durata di ogni cosa, sta la sua forma più vera.



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