Settembre delle cose che, invece di raggiungere il limite e poi scendere — veloci, ma anche lente — continuano a crescere. L’attesa fisiologica del temporale di Ferragosto, quello che dovrebbe arrivare in ritardo ma arrivare comunque, e raffrescare definitivamente l’estate. Un’attesa vana, procrastinata, snervante, avvilente. Il temporale che si annuncia, si rimanda, si perde dentro giornate ancora incandescenti. Settembre è un letto arroventato. È il continuo rigirarsi nel sonno, nel tentativo di trovare una posizione che non esiste. Pensieri che sanno di calore, che ardono e proprio per questo frenano, limitano. Pensieri che non lasciano spazio. Settembre di spiagge afose e di azzurri e verdi mari meridionali limpidi, ma non cristallini. Acque calde e agitate, che sembrano non voler concedere nemmeno loro quella trasparenza che promettevano. Settembre di notti in riva al mare, sudate dentro una tenda che, con il buio, diventa un sudario. Il mare lì accanto a mischiare al caldo ...
Un mese di piante stanche, sfinite dal ciclo eterno di acqua e caldo, in una continua altalena tra ripresa e afflosciamento. Questo è l'agosto dei bilanci, dei pomodori succosi che quest'anno non sono stati abbondanti (il prossimo anno solo quelli tondi, me lo prometto). È l'agosto dei "culi neri", marciti per il troppo disequilibrio durante la crescita. Fuori dall'orto ci sono le immersioni in un mare brodoso, le letture con la pelle che rifugge il caldo e l'umido, e il ricordo di temporali carichi di vento; bombe d'acqua capaci di portare solo distruzione e pochissimo refrigerio. Sulla battigia passeggiano i sederi di piante avizzite, seguendo la moda dell'eterno, immutabile essere. Il mio orto si piega: al sole, al tempo, al vento, a una produzione seppur scarsa. Intanto, il mondo attorno cerca l'eterna crescita, l'eterno essere.E io rimango qui. Immobile al sole, fra le fastidiose zanzare che si nutrono di me. Mi immergo in...