Un mese di piante stanche, sfinite dal ciclo eterno di acqua e caldo, in una continua altalena tra ripresa e afflosciamento. Questo è l'agosto dei bilanci, dei pomodori succosi che quest'anno non sono stati abbondanti (il prossimo anno solo quelli tondi, me lo prometto). È l'agosto dei "culi neri", marciti per il troppo disequilibrio durante la crescita. Fuori dall'orto ci sono le immersioni in un mare brodoso, le letture con la pelle che rifugge il caldo e l'umido, e il ricordo di temporali carichi di vento; bombe d'acqua capaci di portare solo distruzione e pochissimo refrigerio. Sulla battigia passeggiano i sederi di piante avizzite, seguendo la moda dell'eterno, immutabile essere. Il mio orto si piega: al sole, al tempo, al vento, a una produzione seppur scarsa. Intanto, il mondo attorno cerca l'eterna crescita, l'eterno essere.E io rimango qui. Immobile al sole, fra le fastidiose zanzare che si nutrono di me. Mi immergo in...
Luglio parte con un giorno di pioggia, dopo un giugno infuocato. Ma il caldo risale subito, annebbiando le giornate nella caligine. Luglio di timidi raccolti: induriti pomodori arancioni, zucchine svogliate e un solo cetriolo. La terra dura e compatta, traccia solchi scavati nell'ignoto, deserto di idee e mano opposta alla speranza. Luglio senza pensieri, con la voglia di fare che si consuma in giorni trascorsi segregati nel refrigerio artificiale, fra mure che si chiudono. Luglio di balli sudati e passi incerti, di bicchieri mezzi vuoti da imparare a guardare pieni. Luglio dell'Appennino arso dai trenta gradi, del mare già caldo, a correre nella sabbia infuocata, le gambe sporche di appiccicosa arena. Luglio delle sere e delle poche ore del primo mattino seduto in giardino a cercare la brezza, illusione di giorni normali. Un mese dal freno premuto, sospeso tra i frutti che maturano lenti nel tempo che passa, il desiderio di un clima capace di restituire respiro ...