Maggio è il mese dell’egoismo forse gentile: quello del desiderio di normalità. Il sole torna a scaldare davvero, mentre l’ombra offre ancora un brivido di vero fresco. Si apre così, Maggio, con i primi pomodori sistemati nella pacciamatura, una zucchina, un cetriolo: piccole sfide al calore che avanza. Intorno, i fiori si spalancano alla luce, come se sapessero esattamente quando è il momento. Soffia il grecale, il cielo è limpido, di un azzurro deciso. L’aria è chiara, pulita, sospesa. È un tempo in equilibrio di veri opposti, tra il sole che comincia a bruciare e l’ombra dove si resta ancora avvolti in qualcosa che scalda.
Inizio aprile è un passaggio apparente di fioriture, in un vento fresco, sotto un sole appena nato e tra le tardive, fradicie abbondanze di bianca neve appenninica vista in lontananza. Aprile è un turbinio di pensieri agitati da un vento teso, adriatico, che non sa di primavera né d’inverno. Si ferma nelle tempie e crea una nebbia che contrasta con il nuovo sole. È voglia di partire restando immobili, è voglia di riposare agitandosi. Ammiro la peonia e le nuove margherite, che donano colore e mi illudono dell’estate.