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Giugno di pomodori verdi

Giugno è l'attesa, assolutamente umanamente ingenua, di un giusto compenso per la fatica. È il tempo in cui si spera che lo studio porti conoscenza, che la preparazione del terreno si trasformi in raccolto, che la cura quotidiana delle cose restituisca almeno una parte di ciò che ha richiesto. È anche il mese in cui affiora il peso del cambiamento interiore: quel lento e faticoso allontanarsi dalle abitudini, dalle illusioni e dalle immagini rassicuranti che abbiamo costruito di noi stessi. Cambiare significa rinunciare a ciò che era familiare senza avere la certezza di ciò che verrà, cambiare perché l'estate ha sempre vinto ed il raccolto fotografato e celebrato in una sola unica foto, era nulla di funzionale al vivere. Giugno è l'ascolto preoccupato del temporale in arrivo. Le nuvole nere e gonfie si accumulano all'orizzonte, cariche di pioggia o di distruttrice grandine. Il caldo, già feroce da maggio, prosciuga le energie e toglie al terreno indurendo la...
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Maggio normalità?

Maggio è il mese dell’egoismo forse gentile: quello del desiderio di normalità. Il sole torna a scaldare davvero, mentre l’ombra offre ancora un brivido di vero fresco. Si apre così, Maggio, con i primi pomodori sistemati nella pacciamatura, una zucchina, un cetriolo: piccole sfide al calore che avanza. Intorno, i fiori si spalancano alla luce, come se sapessero esattamente quando è il momento. Soffia il grecale, il cielo è limpido, di un azzurro deciso. L’aria è chiara, pulita, sospesa. È un tempo in equilibrio di veri opposti, tra il sole che comincia a bruciare e l’ombra dove si resta ancora avvolti in qualcosa che scalda.

Aprile turbine

Inizio aprile è un passaggio apparente di fioriture, in un vento fresco, sotto un sole appena nato e tra le tardive, fradicie abbondanze di bianca neve appenninica vista in lontananza. Aprile è un turbinio di pensieri agitati da un vento teso, adriatico, che non sa di primavera né d’inverno. Si ferma nelle tempie e crea una nebbia che contrasta con il nuovo sole. È voglia di partire restando immobili, è voglia di riposare agitandosi. Ammiro la peonia e le nuove margherite, che donano colore e mi illudono dell’estate.

marzo sole umido

Marzo comincia in un sole umido, incerto nella bruma del mattino che risale l’instabile costa. È un movimento d’incertezza franosa, carica delle piogge recenti, nel miraggio di un sole che verrà. L’orto è a metà, fra ciò che è fiore e il letto d’attesa delle prossime semine. Guardo questa lentezza, questa ricerca di luce, questo mutamento incerto: questo mio inutile lavoro di dare ordine al selvaggio che è stato e che sicuramente tornerà.

Febbraio un eterno autunno

Febbraio è un autunno che non se n’è mai andato, interrotto solo da poche ore bianche d’inverno. La nebbia ha cancellato il sole per settimane e la pioggia ha dato alla terra un peso opprimente, il peso delle cose che restano immutate perennemente. Otto gradi nella notte. Di giorno un sole pallido, fra le nuvole grigie e cariche  Il nasturzio è seminato in serra, assieme a qualche spicchio d’aglio che a fatica mette fragili radici. La fava sparsa a novembre si alza, in cerca della primavera. Il Garbino, caldo secco, ululante, oggi incredibilmente manca.

2026 Epifania inverno

L’Epifania apre la porta all’inverno. Dalle terre del Nord l’aria scende fino all’Adriatico, si carica d’umidità e diventa neve sulle prime colline di Romagna. Contemplo il bianco, assaggio il freddo che pizzica e resta. C’è timore in ciò che si fa fragile, scivoloso, incerto. Eppure c’è gioia nel vedere la natura fermarsi, respirare piano, addormentarsi senza affanno sotto la sua lucente coperta. Resto allora in attesa, smarrito in questo bianco, e ne accolgo la sfida come si accoglie il silenzio: senza difese.

28 dicembre Rivelazione

La fine dell’anno porta una rivelazione. Il divino si fa presente nel sole di fine dicembre, quando la notte consegna un poco di freddo e il vento sa davvero d’inverno. È come una brezza serale nel pieno della calura: opposta e necessaria per nutrire la speranza. Occorre attraversare entrambi gli stati, spingerli al limite, per intravedere ciò che colma oltre l’illusione persistente del tutto vano, del tutto affidato alle ordinate legioni dei conquistatori, della loro branata gloria, che si afferma schiacciando.