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Agosto di sole martellante e cocente.


Un mese di piante stanche, sfinite dal ciclo eterno di acqua e caldo, in una continua altalena tra ripresa e afflosciamento.
Questo è l'agosto dei bilanci, dei pomodori succosi che quest'anno non sono stati abbondanti (il prossimo anno solo quelli tondi, me lo prometto).
 È l'agosto dei "culi neri", marciti per il troppo disequilibrio durante la crescita.

Fuori dall'orto ci sono le immersioni in un mare brodoso, le letture con la pelle che rifugge il caldo e l'umido, e il ricordo di temporali carichi di vento; bombe d'acqua capaci di portare solo distruzione e pochissimo refrigerio. Sulla battigia passeggiano i sederi di piante avizzite, seguendo la moda dell'eterno, immutabile essere.

Il mio orto si piega: al sole, al tempo, al vento, a una produzione seppur scarsa. Intanto, il mondo attorno cerca l'eterna crescita, l'eterno essere.E io rimango qui. Immobile al sole, fra le fastidiose zanzare che si nutrono di me. Mi immergo in questo inferno creato dall'uomo, cercando risposte in tre stanche piante di pomodoro.

Disilluso.

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